707 122. Il Santo giunse una volta con il compagno
ad una chiesa, lontano dall'abitato. Desiderando pregare tutto
solo, avvisò il compagno: «Fratello, vorrei rimanere
qui da solo questa notte. Tu va all'ospedale e torna da me
per tempo domattina».
Rimasto dunque solo, rivolse a Dio lunghe e devotissime preghiere,
e alla fine guardò attorno, dove potesse reclinare
il capo per dormire. Ma subito turbato nello spirito cominciò
a sentirsi oppresso dallo spavento e dal tedio e a tremare
in tutto il corpo. Sentiva chiaramente che il diavolo dirigeva
contro di lui i suoi assalti, e udiva folle di demoni che
scorazzavano con strepito sul tetto dell'edificio.
Immediatamente si alzò e, uscito fuori, si fece il
segno della croce, esclamando: «Da parte di Dio Onnipotente
vi comando, demoni, che riversiate sul mio corpo tutto ciò
che è in vostro potere. Lo sopporto volentieri, perché
non ho un nemico peggiore del mio corpo: mi farete così
giustizia del mio avversario e gli infliggerete la punizione
in vece mia».
Quelli, che si erano riuniti per atterrire il suo animo, incontrando
uno spirito più pronto anche se in una carne debole,
subito si dileguarono confusi dalla vergogna.
123. Fattosi giorno, ritorna il compagno, e
trovando il Santo prostrato davanti all'altare, aspetta fuori
del coro e anche lui nel frattempo si mette a pregare fervorosamente,
davanti ad una croce. Rapito in estasi, vede fra tanti seggi
in cielo uno più bello degli altri, ornato di pietre
preziose e tutto raggiante di gloria. Ammira dentro di sé
quel nobile trono, e va ripensando tacitamente a chi possa
appartenere. Ma nel frattempo sente una voce che gli dice:
«Questo trono appartenne ad un angelo che è precipitato,
ed ora è riservato all'umile Francesco».
Rientrato in se stesso, il frate vede Francesco che ritorna
dalla preghiera. Gli si prostra subito dinanzi, con le braccia
in forma di croce, e si rivolge a lui non come ad uno che
viva sulla terra, ma quasi ad un essere che regni già
in cielo: «Prega per me il Figlio di Dio, Padre, che
non tenga conto dei miei peccati».
L'uomo di Dio gli tende la mano e lo rialza, sicuro che nella
preghiera ha ricevuto una visione.
Alla fine, mentre si allontanano dal luogo, il frate chiede
a Francesco: «Padre, cosa ne pensi di te stesso?».
Ed egli rispose: «Mi sembra di essere il più
grande peccatore, perché se Dio avesse usata tanta
misericordia con qualche scellerato, sarebbe dieci volte migliore
di me».
A queste parole, subito lo Spirito disse interiormente al
frate: «Conosci che è stata vera la tua visione
da questo: perché questo uomo umilissimo sarà
innalzato per la sua umiltà a quel trono che è
stato perduto per la superbia».